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Cambiamenti Climatici e Antibiotico Resistenza

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Diversi studi hanno riscontrato un legame preoccupante tra i cambiamenti climatici ed un aumento dei casi di antibiotico resistenza. 

Molte ricerche hanno riscontrato che i ceppi batterici resistenti agli antibiotici sopravvivono meglio e si diffondono più rapidamente in climi con temperature più elevate.

La crisi climatica, accelerando l’evoluzione della resistenza nei serbatoi umani, animali e ambientali, è già stata associata a un aumento del 10% dei geni di resistenza agli antibiotici (ARG) nella Salmonella osservato tra il 1940 e il 2023. Secondo gli studi, la resistenza antimicrobica (AMR) è stata direttamente responsabile di 1,27 milioni di decessi a livello globale nel 2019 e sarebbe stata un fattore importante in 4,95 milioni di decessi fino al 2023.

Ad oggi, la diffusione media globale di ARG nella Salmonella è aumentata del 38% rispetto ai livelli precedenti al 2010, interessando ben 82 Paesi su 100. Gli esperti stimano che circa un terzo di questo incremento dipenda direttamente dai mutamenti climatici. 

Nonostante ciò, i principali fattori che portano all’antibiotico resistenza sono l’uso improprio e l’abuso di antibiotici per curare le infezioni. Tuttavia, la ricerca dimostrerebbe che il problema si stia aggravando a causa dei cambiamenti climatici. Si prevede che entro il 2100 questa problematica sarà ulteriormente intensificata dal riscaldamento globale.

Perché i cambiamenti climatici accelerano il processo di antibiotico resistenza?

L’aumento delle temperature globali favorisce la proliferazione dei batteri e facilita il rapido scambio di materiale genetico tra loro. Tutto ciò può accelerare la crescita e la diffusione dei patogeni, compresi quelli resistenti agli antibiotici. A livello teorico, le attività batteriche sono legate profondamente alla temperatura: alcuni studi hanno dimostrato che per ogni grado di aumento della temperatura media globale, la resistenza agli antibiotici può aumentare del 4-6%.

Tuttavia, la variabilità negli ARG segue in maniera non lineare il cambiamento di temperatura e dei modelli delle precipitazioni. Significa che l’aumento dell’antibiotico resistenza non segue in modo costante e diretto l’innalzamento delle temperature e delle precipitazioni, pur essendo strettamente collegato ad esse. Il numero di geni di resistenza cambia nel tempo in maniera più complessa. Lo studio suggerisce quindi che i cambiamenti ambientali hanno un effetto accelerante nel processo di adattamento dei batteri agli antibiotici.

Gli scienziati hanno registrato che le zone del mondo con un aumento del carico di ARG sono concentrate nell’Asia orientale e nella regione del Pacifico, in America Latina e nei Caraibi. In queste aree geografiche i valori sono più alti rispetto alla media globale, evidenziando così marcate disparità regionali nell’espansione degli ARG.

Secondo i ricercatori però, rispettando standard di basse emissioni e implementando programmi rafforzati di gestione responsabile degli antibiotici, si potrebbero ridurre gli ARG di Salmonella del 24% rispetto agli scenari climatici peggiori con alte emissioni di gas serra.

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Oltre al clima, anche l’inquinamento può aumentare la resistenza agli antibiotici nei batteri.

Un fattore di rischio da non sottovalutare è rappresentato dal particolato atmosferico, il quale può trasportare geni di resistenza agli antibiotici e batteri resistenti. Questi microrganismi possono diffondersi attraverso l’aria, aumentando il rischio di esposizione per la popolazione. Il particolato può anche contenere residui di antibiotici e metalli pesanti che, se inalati o assorbiti, creano condizioni favorevoli per la selezione e la diffusione di batteri resistenti. Oltre alle fonti antropiche, gli eventi meteorologici estremi, come tempeste di polvere e incendi boschivi, aumentano la diffusione di queste particelle.

Temperature più alte e variabilità climatica influenzano la qualità dell’acqua e la conseguente gestione delle risorse idriche. Tutto questo ha portato ad un accumulo di antibiotici e di agenti patogeni resistenti nelle acque reflue. Il deflusso agricolo, che può contenere residui di antibiotici usati negli allevamenti, può aggravare ulteriormente questo problema, soprattutto durante eventi climatici estremi come bombe d’acqua e alluvioni.

La perdita di biodiversità microbica, dovuta all’inquinamento e alle alterazioni ambientali facilita la sopravvivenza e la diffusione dei batteri resistenti.

Il surriscaldamento globale sta espandendo le aree geografiche abitabili per vettori di malattie come le zanzare (responsabili di patologie come malaria e dengue) in regioni un tempo considerate troppo fredde. Sebbene si tratti di malattie non batteriche, la loro diffusione di massa aumenta la pressione sui sistemi sanitari e il ricorso a terapie farmacologiche, amplificando indirettamente il rischio di complicanze e infezioni batteriche secondarie sempre più difficili da trattare.

L’aumento dei casi di antibiotico resistenza nei batteri è solo uno dei gravi problemi causati dai cambiamenti climatici, a dimostrazione di come la salute del pianeta e quella umana siano indissolubilmente legate. Noi di Clubbez pensiamo che affrontare questa minaccia richiede uno sforzo congiunto: ridurre le emissioni climalteranti non è solo una questione ambientale, ma una misura salvavita per proteggere l’efficacia dei farmaci da cui dipende il futuro dell’umanità.

Fonti:

https://www.amrleaders.org/resources/m/item/antimicrobial-resistance-and-the-climate-crisis

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