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L’erosione del suolo, nel contesto dei cambiamenti climatici, è il processo di asportazione fisica dello strato superficiale del terreno, che comporta la degradazione e l’esaurimento dei nutrienti presenti in esso.
Quando si parla degli effetti dei cambiamenti climatici e dei fenomeni meteorologici estremi, spesso si cita l’erosione del suolo. Con questa terminologia si indica però un tipo specifico di erosione, e non il semplice cambiamento che gli eventi atmosferici apportano alle rocce e terreni che colpiscono.
L’erosione è infatti un processo fisico e chimico naturale che avviene sulla terra sin da quando esistono vento e pioggia. Essa dipende dalle condizioni climatiche, dalle caratteristiche geologiche, pedologiche, idrologiche, morfologiche e vegetazionali del territorio, ma può essere accelerata dalle attività umane, in particolare da quelle agro-silvo-pastorali, e dall’edilizia incontrollata.
Questo può causare l’insorgenza di gravose problematiche ambientali. Nelle aree agricole dove non si applicano specifiche tecniche e azioni di controllo e prevenzione, l’erosione rappresenta una delle principali minacce per la corretta salute del suolo. La perdita della parte più superficiale del suolo, la più ricca di sostanza organica, ne riduce in modo considerevole la produttività e può portare, nel caso di suoli poco profondi, a una perdita definitiva di terreni coltivabili.
Le aree adiacenti a cementificazione eccessiva diventano vittima del fenomeno del ruscellamento: quando piove sul cemento, l’acqua scorre via in superficie acquisendo velocità e massa. Quando quest’acqua raggiunge il primo pezzo di terra nuda dopo la colata di cemento, ha una forza erosiva enormemente superiore rispetto alla pioggia normale.
L’erosione del suolo è irreversibile?
Nel suolo avvengono moltissimi dei processi fondamentali per la vita, come l’immagazzinamento e la trasformazione di sostanze quali acqua e carbonio. Queste consentono la sopravvivenza di piante e animali e giocano anche un ruolo importante nella regolazione del clima, dato che il carbonio che le piante non utilizzano si deposita e si fissa nel suolo. Quest’ultimo quindi, a causa dei lunghissimi tempi richiesti per la sua formazione e rigenerazione, è considerato a tutti gli effetti una risorsa non rinnovabile.

Una quantità limitata di erosione è del tutto normale, ed un terreno sano è in grado di rigenerarsi naturalmente per fronteggiarla. Quando però, a seguito di attività umane o eventi estremi, un terreno subisce una perdita di suolo superiore a 1 tonnellata per ettaro all’anno, può essere considerata irreversibile in un arco di tempo di 50-100 anni.
Il terreno reso vulnerabile dall’erosione perde più sostanza organica, e quindi fertilità, di quanto riesca a rigenerare naturalmente. Un terreno danneggiato e improduttivo a causa dell’erosione può tornare produttivo, ma solo se protetto e curato appositamente per decenni. Nei casi peggiori, se non è mitigata a dovere, l’erosione può degenerare in vera e propria desertificazione. In questo caso, al posto di terreni adatti alla coltivazione e allo sviluppo delle piante rimangono terreni desertici o prateriali, burroni, frane o dune. L’erosione elevata può portare all’inquinamento delle acque profonde e ferme, favorendo la formazione di paludi. L’erosione può provocare la scoperta delle radici delle piante e la loro morte, portando il terreno ad essere ancora più soggetto all’erosione, in un ciclo autoalimentante.
Cos è che ci sta facendo letteralmente “perdere terreno”?
L’erosione, normalmente, è causata da diversi fattori naturali, come: pendenza del terreno, pioggia, vento, tipologia del terreno, e mancanza di copertura vegetale. Come spiegato in precedenza però, è la velocità di questo processo a determinare se essa sia un problema o meno. L’attività umana contribuisce ad accelerare l’erosione: campi coltivati sempre più grandi, abbattimenti incontrollati di alberi, coltivazioni monoculturali ripetute, pascolo eccessivo di animali da allevamento, adattamento inadeguato del lavoro alla stagione, e cementificazione selvaggia.
I cambiamenti climatici, portando ad un aumento dei fenomeni meteorologici estremi, contribuiscono ad aumentare l’erosione del suolo. Piogge e venti più forti accelerano esponenzialmente un processo che richiederebbe molti più anni. I terreni che hanno subito erosione sono inoltre più suscettibili a frane e inondazioni, le quali a loro volta contribuiscono ad accelerare il processo erosivo.
Cosa dicono gli organismi di controllo?
Il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea è considerato il punto di riferimento mondiale per lo studio e la previsione dell’erosione del suolo. Utilizzando modelli ad altissima risoluzione (come il modello RUSLE2015) e dati satellitari, si è appurato che ogni anno si perdono circa 35,9 miliardi di tonnellate di suolo a causa dell’erosione idrica. Circa il 24% della superficie terrestre globale subisce un’erosione superiore alla soglia di sostenibilità. Oltre il 50% di tutta questa erosione interessa terreni agricoli, con maggiore incidenza in paesi dove le tecniche agricole sono meno sviluppate.
Stando ad uno studio della FAO del 2015, nei decenni recenti, circa 400 milioni di ettari di suoli agrari, l’80% della superficie agraria totale dei paesi in cui gli stessi terreni sono ubicati, sono stati vittima di erosione. Si tratta di una perdita di superficie coltivabile annuale compresa tra 5 e 10 milioni di ettari. Nel 2025, il degrado del suolo causato da attività umane ha provocato un calo del 10% sulle rese agricole a livello mondiale.

Come si evolverà l’erosione del suolo in futuro?
Le proiezioni del JRC, in merito all’impatto dei cambiamenti climatici sulle percentuali di erosione del suolo, non sono incoraggianti. Secondo i dati infatti, l’erosività della pioggia aumenterà globalmente tra il 30% e il 66% entro il 2070. Questo a causa dell’aumento dei fenomeni delle cosiddette “bombe d’acqua”, ovvero precipitazioni forti in poco tempo anziché moderate e in periodi più lunghi.
I periodi siccitosi sempre più marcati e lunghi sono un altro fattore di incremento dell’erosione. Già oggi, in Italia circa il 20% del territorio è a rischio desertificazione, specialmente in Sicilia, Sardegna e Puglia, a causa dell’erosione.
Come si può prevenire l’erosione del suolo?
Dato che è estremamente difficile recuperare i terreni colpiti dall’erosione, la cosa più sensata, ed economicamente conveniente, è prevenirla. Le azioni preventive, denominate biologizzazione, prevedono l’adozione di tecniche di agricoltura integrata e di piani selvicolturali. I campi coltivati con le tecniche di agricoltura integrata, non solo sono meno esposti all’erosione, ma hanno anche un impatto minore in termini di emissioni di CO2 ed altri inquinanti. L’erosione, soprattutto quella idrica, si previene anche rinverdendo i pendii con pendenza superiore al 20%, prendendosi cura degli alberi e facendo pascolare un numero adeguato di animali.
Si può combattere l’erosione nei contesti urbani, riducendo la cementificazione. Evitando di destinare nuovi lotti a terreni fabbricabili e preferendo il recupero di quelli degradati; trasformando l’urbanistica delle città, aumentando il numero di parchi, viali alberati e rain garden.
Dato che i fenomeni meteorologici estremi sono tra le cause dell’erosione, combattere i cambiamenti climatici è essenziale per evitare la degradazione del suolo. Questo tipo di fenomeni climatici non diminuirà di numero in tempi brevi, ma agendo ora si può evitare che si aggravino ulteriormente.
