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Una delle problematiche meno note, e spesso sottovalutate, dell’aggravarsi della crisi del cambiamento climatico, è l’aumento dei tumori della pelle.
A causa del cambiamento climatico le temperature aumentano di anno in anno, e le stagioni calde sono sempre più lunghe, congiuntamente aumentano i casi di tumori della pelle. Effettivamente, la maggior parte delle osservazioni suggerisce un legame tra la crisi climatica e l’aumento globale dei tumori cutanei.
Secondo il Global Burden of Disease (GBD), un ampio e autorevole studio sulla diffusione globale delle malattie, l’incidenza e la prevalenza dei tumori della pelle (sia melanoma, sia carcinomi) sono aumentate costantemente negli ultimi 30 anni. Un dato allarmante è che questo aumento riguarda anche le persone giovani o con fototipi a basso rischio. Il rapporto ha anche confermato i due principali tumori della pelle non-melanoma, il carcinoma basocellulare (BCC) e il carcinoma spinocellulare (SCC), al primo posto tra i tumori più diagnosticati al mondo.
Il collegamento tra riscaldamento globale e aumento dei tumori della pelle
Il cambiamento climatico è indubbiamente tra le cause che contribuiscono all’aumento dei tumori della pelle. Innanzitutto perché, a causa di questo fenomeno, le persone tendono ad esporsi maggiormente ai raggi solari: i principali responsabili dei tumori della pelle. I raggi ultravioletti (UV) emessi dal Sole sono radiazioni luminose capaci di danneggiare le cellule ed aumentare il rischio di cancro. Inoltre, l’aumento delle temperature medie globali sta modificando i comportamenti e lo stato socio economico della popolazione mondiale, facendo crescere le probabilità di sviluppare tumori della pelle.
Cambiamento climatico ed esposizione ai raggi UV
I dati del programma Copernicus dell’Agenzia spaziale europea (ESA) per il monitoraggio della salute del nostro pianeta rivelano che negli ultimi decenni la temperatura media globale è aumentata costantemente, arrivando a superare di 1,6 °C i livelli preindustriali nel 2024. Questo riscaldamento sta modificando i comportamenti delle persone riguardo l’esposizione ai raggi ultravioletti (UV). Vivendo a temperature più elevate, le persone tendono a trascorrere più tempo all’aperto e con indumenti più leggeri. Tale comportamento aumenta l’esposizione cumulativa ai raggi solari. Come se questo non fosse già un problema, le ondate di calore sempre più frequenti, durature e anticipate nella stagione estiva, stanno allargando la finestra di esposizione al sole, allungando il periodo tradizionalmente considerato più rischioso.

I danni cutanei associati alle radiazioni UV sono anche influenzati dalle temperature ambientali. Temperature più elevate provocano maggiori danni a parità di dose di raggi UV. Normalmente, quando una cellula epiteliale subisce un grave danno al DNA a causa del sole, si attiva un segnale di “autodistruzione” (apoptosi) per evitare che quella cellula impazzisca e diventi cancerosa. Tuttavia, quando l’epidermide è sottoposta a stress termico, le cellule producono proteine che bloccano questo segnale di emergenza. Di conseguenza, le cellule danneggiate sopravvivono, si replicano e la probabilità che si sviluppi un tumore aumenta. Si stima che un aumento della temperatura globale di soli 2 °C possa portare a un incremento dell’11% annuo nell’incidenza dei tumori della pelle a parità di radiazioni.
Le persone tendono a sottostimare i rischi
Una maggiore esposizione ai raggi UV porta ad un maggior rischio di sviluppo di tumori della pelle non-melanoma rispetto al melanoma cutaneo. Si tratta di tumori strettamente legati all’esposizione cronica o intensa ai raggi solari. Per questo motivo, solitamente si sviluppano in aree del corpo più esposte al sole, come viso, collo, orecchie e dorso delle mani.
Il problema principale è che la popolazione tende a sottovalutare i segnali d’allarme e dare poca importanza alla prevenzione quotidiana. Spesso, le scottature estive sono percepite come un fastidio passeggero, dimenticando che la pelle ha “memoria”: ustioni ripetute, soprattutto nei periodi dell’infanzia e dell’adolescenza, danneggiano gravemente il DNA delle cellule, favorendo lo sviluppo di tumori in età adulta. C’è poi una pigrizia diffusa nei confronti dello screening: l’autocontrollo dei nei a casa e la mappatura annuale dal dermatologo sono largamente percepiti come pratiche superflue o da effettuare solo se si notano cambiamenti evidenti o antiestetici. Un grave rischio per la salute può essere ignorato fino a quando non diventa un potenziale problema di bellezza.
Sebbene i tumori non-melanoma siano in genere meno aggressivi rispetto al melanoma, esiste il fondato sospetto che la loro mortalità sia sottostimata. Sfortunatamente, la maggior parte dei rapporti nazionali, come per esempio il rapporto annuale “I numeri del cancro in Italia”, non la studiano. La loro reale portata sulla salute globale resta quindi un dato incompleto. La percezione del pericolo da parte delle persone comuni rimane preoccupantemente bassa.
Quali sono i soggetti più a rischio di sviluppare un tumore della pelle a causa del Cambiamento climatico?
Lo stato socioeconomico delle persone è una variabile importante da considerare quando si parla dello sviluppo dei tumori della pelle, unitamente al cambiamento climatico. Chi è sottoposto ad uno stile di vita socialmente ed economicamente svantaggiato è molto più a rischio rispetto a chi è benestante.
Le persone con bassi redditi e quelle che eseguono lavori all’aperto sotto il sole sono le più colpite. Chi è meno abbiente, solitamente vive in abitazioni poco schermate dal caldo, e chi svolge lavori all’aperto (agricoltori, operai edili, pescatori, giardinieri, ecc) è automaticamente esposto per più tempo e più intensamente ai raggi UV. Come se già non fossero più esposti al rischio di sviluppare tumori cutanei, spesso queste persone hanno anche un accesso limitato a strumenti di prevenzione (creme solari ad alta protezione) o di diagnosi precoce (visite dermatologiche regolari e campagne di screening).

Il cambiamento climatico causa più tumori della pelle nei soggetti economicamente e lavorativamente svantaggiati.
La crisi climatica contribuisce in maniera indiretta, ma con un’incidenza evidente, all’aumento dei casi di tumori cutanei. Molti studi hanno trovato una correlazione netta tra basso reddito e incidenza di tumori cutanei in stadio avanzato. Non è un caso infatti che i tumori cutanei trovati in questi soggetti siano spesso in stadio avanzato, e quindi più difficili da curare. In questo contesto, il cambiamento climatico è un moltiplicatore di disuguaglianze sanitarie, dato che non si limita ad aumentare l’esposizione complessiva ai fattori di rischio ambientali, ma arriva a peggiorare le disuguaglianze sanitarie ed economiche che già colpiscono i ceti differenti della società.
Il cambiamento climatico è a tutti gli effetti una minaccia alla salute, che tende a colpire quei soggetti che sono già naturalmente più vulnerabili. Investire in prevenzione con campagne informative, garantire l’accesso alle cure e alla corretta informazione sui rischi per la salute, è necessario per proteggere le persone più vulnerabili e contrastare l’aumento dei tumori cutanei.
L’incidenza dei tumori cutanei negli anni.
L’aumento del numero di casi di tumori cutanei, melanoma e non, è il dato che forse rende più evidente il collegamento con il cambiamento climatico. Nei primi anni 2000 si registravano tra i 140.000 e i 160.000 nuovi casi di melanoma all’anno a livello mondiale; oggi, questo numero è salito a circa 330.000 l’anno. Solo negli Stati Uniti, i dati della Skin Cancer Foundation ci dicono che nell’ultimo decennio i casi di melanoma invasivo sono aumentati del 46,6%.
Il dato sui tumori della pelle non melanoma (carcinomi) è forse ancora più grave, poiché questi dipendono direttamente dal sole che prendiamo giorno dopo giorno: nei primi anni 2000 i casi stimati globalmente si aggiravano intorno ai 500.000 – 600.000 nuovi casi all’anno. Oggi hanno raggiunto la cifra di oltre 1,2 milioni di nuovi casi all’anno diagnosticati ufficialmente a livello mondiale.
Il cambiamento climatico non porta solo a una crisi ambientale, ma è una minaccia diretta alla salute collettiva che amplifica le disuguaglianze esistenti. Comprendere questo legame è il primo passo verso comportamenti di prevenzione efficaci e per proteggere, attraverso l’informazione e il supporto, le persone più esposte e vulnerabili.
Fonti:
- https://link.springer.com/article/10.1007/s13671-023-00390-z
- https://link.springer.com/article/10.1007/s13671-020-00311-4
